Storia dell'Accademia Militare

L’Accademia Militare di Modena fonda le sue radici nel Piemonte del XVII secolo; infatti, a causa della sua delicata posizione strategica, il ducato sabaudo fu uno dei primi stati europei a doversi porre il problema di affiancare, al tradizionale esercito mercenario, consistenti reparti di milizie nazionali. All’importante decisione conseguì la necessità di avere comandanti professionalmente preparati e di indiscussa fedeltà alla casa regnante e, proprio per rispondere a questa esigenza, il Duca Carlo Emanuele II, già nel 1669, concepì l’idea di realizzare un istituto di formazione per la futura classe dirigente dello Stato e, in particolare, del suo esercito. La morte prematura del Duca comportò solo il ritardo nell’attuazione del progetto, che venne poi completato e reso operante dalla vedova Duchessa Maria Giovanna Battista di Savoia Nemours, reggente per la minore età del figlio Vittorio Amedeo.

Il 1° settembre 1677, venne inviato a tutte le corti europee il bando preannunciante l’apertura della Reale Accademia per il 1° gennaio 1678; questo documento è fondamentale perché conferisce all’Accademia Militare l’eredità del diritto di primogenitura tra tutti gli istituti militari di formazione del mondo intero, precedendo l’Accademia Russa di Pietroburgo (1723), la Royal Academy (1741), la Ecole Royale Militaire (1751), la Kriegsakademie di Potzdam (1745), West Point (1802) ecc.

Il famoso architetto di corte Amedeo di Castellamonte (1610-1683) fu incaricato di progettare il grandioso edificio che, iniziato nel 1675, ospitò fino al 1943 l’Istituto che rimase nella memoria dei tanti Allievi come il Palazzo dell’Accademia.

Purtroppo i bombardamenti aerei del secondo conflitto mondiale distrussero l’intero complesso, ciononostante una parte superstite del colonnato fu ricuperata e nel 1960 venne trasportata e rimontata nel cortile del Palazzo Ducale che venne perciò chiamato Cortile dell’Accademia Militare di Torino.

La Reale Accademia Sabauda è passata alla storia per la qualità dei suoi docenti e per la presenza numerosa di frequentatori stranieri appartenenti alle famiglie più blasonate d’Europa.

Con la prima campagna d’Italia di Napoleone (1796) e la costituzione della Repubblica Cispadana (1797), nel Palazzo Ducale di Modena (rinominato Palazzo Nazionale ) venne insediata una Scuola Nazionale del Genio e dell’Artiglieria (1798), la quale fornì Ufficiali all’Armata d’Italia quasi ininterrottamente fino al 1814. Fu proprio questo utilizzo del palazzo a suggerire al Farini e al Fanti, cinquantanni più tardi, l’idea di reinsediarvi una Scuola Militare.

Con la Restaurazione, anche il Duca Francesco IV fondò una Accademia Nobile Militare, poi Accademia Militare Estense (1821-1848) erede dell’Accademia Ducale già voluta da Francesco III d’Este nel 1757. In Piemonte intanto, reinsediato Vittorio Emanuele I, venne nuovamente istituita la Regia Accademia Militare (1815).

Come detto, fu per iniziativa del generale modenese Manfredo Fanti che nel 1859 venne costituita a Modena una Scuola Militare dell’Italia Centrale (1859-1860) la quale, con l’Unificazione Nazionale, divenne Scuola Militare di Fanteria (1860), quindi Scuola Militare di Fanteria e Cavalleria (1865) per poi assumere semplicemente il titolo di Scuola Militare (denominazione mantenuta fino al 1922). A Torino invece continuò a risiedere la Regia Accademia per le Armi di Artiglieria e Genio, poi semplicemente Accademia Militare (denominazione fino al 1922). Fu nel 1923 che gli Istituti assunsero le rispettive denominazioni di Accademia Militare di Fanteria e Cavalleria (Modena) e Accademia Militare di Artiglieria e Genio (Torino), per acquisire poi il titolo di Regie Accademie nel 1928. Dal 1937 l’Accademia Militare di Modena ospita anche i corsi per la formazione degli Ufficiali dei Carabinieri; dal 1933 al 1936 furono ospitati anche il 37° e 38° Corso Allievi Ufficiali della R. Guardia di Finanza.

La guerra e gli eventi conseguenti all’8 settembre del 1943 portarono alla sospensione temporanea delle attività dei due Istituti, che ripresero la loro funzione solo nel maggio del 1944 presso la Caserma Pico di Lecce ove venne costituito dal 15 aprile 1944 un Comando Speciale Regie Accademie Militari cui fu affidata la Bandiera di Guerra del 26° reggimento fanteria "Bergamo".

Qui il 1 novembre 1945 prese il via il 1° corso del dopoguerra, denominato Corso Speciale Combattenti, affiancato dal 10 febbraio 1946 dal 2° Corso Ordinario.

Dopo la guerra e il cambiamento istituzionale l’Accademia Militare (1947) divenuta intanto “unificata” per volere dell’allora Capo di Stato Maggiore Generale Raffaele Cadorna ritornò a Modena dal 3° Corso Ordinario in poi, mentre il 1° Corso Speciale Combattenti ed il 2° Corso Ordinario terminavano a Lecce il loro iter formativo.

Una storia lunga e significativa quella dell’Accademia Militare di Modena, erede dell’antica Accademia sabauda di Torino. Nella figura che segue, la rappresentazione grafica delle sedi storiche e delle corrispondenti denominazioni che il prestigioso Istituto ha assunto nel periodo che va dal 1678, anno di fondazione della Reale Accademia di Savoia, al 1947, anno nel quale l’Istituto di formazione, ormai con la denominazione attuale di Accademia Militare, ritorna nella città di Modena.

La fondazione della Reale Accademia di Savoia


La storia prende le mossa dal Duca Carlo Emanuele II che, nel 1669, decide di fondare la Reale Accademia di Savoia e, nel 1675, inizia a costruire il palazzo destinato a ospitarla, progettato dall’allora celebre architetto Conte Amedeo di Castellamonte. A causa della sua morte il progetto viene ultimato dalla vedova, Madama Reale Maria Giovanna Battista di Savoia Nemours, Duchessa di Savoia, che, il 1° gennaio 1678, la inaugura. L’obiettivo principale dell’Istituto è quello di formare una classe statale dirigente e militare, educata al culto del dovere e provvista di ottima cultura generale e militare. Il piccolo Ducato Sabaudo è il primo in Europa a creare un Istituto del genere, che sarà subito preso a modello da altri stati anche più potenti. La Reale Accademia Militare a Napoli del 1787, poi detta Nunziatella, s’inserisce, per esempio, su questa scia. Nell’Accademia di Torino, la severità negli studi, sia umanistici sia scientifici, e gli insegnanti di livello la rendono presto famosa in tutto il mondo e frequentata da reali e istituzioni. Gli anni successivi alla sua costituzione sono segnati da aspre lotte da parte dello stato subalpino per sopravvivere e ampliarsi, intercalate da brevi intervalli di pace: è grazie alla scuola che si consolida la tradizione militare di un popolo e di un esercito non da parata, ma da guerra, sempre pronto a misurarsi con le armate dei maggiori stati europei.

La bufera napoleonica e la ricostituzione della Regia Militare Accademia


La campagna napoleonica del 1796 segna l’inizio della crisi dello Stato Sabaudo. Il re è costretto, com’è noto, a riparare a Cagliari il 3 marzo 1799 e, dopo un comprensibile periodo di sbandamento, è qui che si riorganizzano i corsi per l’istruzione degli Ufficiali, con le stesse materie di studio dell’Istituto a Torino. Il 2 novembre 1815 Vittorio Emanuele firma il decreto di ricostituzione dell’Istituto nella sua sede tradizionale, con esclusivo scopo militare. Segno dell’evoluzione dei tempi, non è più richiesta l’appartenenza alla nobiltà per entrarvi; infatti, l’articolo 2 delle condizioni generali dell’accettazione prescrive, per gli ammettenti, “che siano di nobile, o civil nascita”. La Regia Militare Accademia dovrà sin d’ora preparare Ufficiali di carriera per tutte le Armi dell’Esercito, che prenderanno parte ai conflitti tra il 1848 e il 1861. Con Vittorio Emanuele I l’Istituto forma Allievi destinati alle Armi di linea (Fanteria e Cavalleria), che ultimato il corso di studi vanno ai reggimenti con il grado di Sottotenente, mentre quelli destinati alle cosiddette Armi dotte (Stato Maggiore, Artiglieria e Genio) completano la loro preparazione scientifica e applicativa in un periodo svolto inizialmente all’Accademia stessa e, subito dopo, alla Scuola di Applicazione. Dopo la campagna del 1859 e i conseguenti plebisciti e annessioni, si ottiene uno straordinario ampliamento dell’Armata Sarda che passa dalle 5 Divisioni con 70.000 uomini della Campagna del 1859 alle 13 Divisioni dell’ordinamento Fanti del 1860 con 183 mila uomini. Il rapido aumento dell’Armata in vista dell’Unità ormai vicina ha ripercussione immediata sull’Accademia Militare che è, infatti, ormai insufficiente a ospitare il gran numero di Ufficiali necessari a tutte le Armi dell’Esercito.
E’ così necessario trovare una soluzione che consideri le esigenze nazionali e quelle legittime delle nuove regioni confluite in quello che ormai sta per diventare il Regno d’Italia e che tutte abbiano parimenti diritto e facciano parte della nuova, grande Patria e che, di conseguenza, anche l’Esercito sia ormai italiano. Inoltre, bisogna tener presenti le necessità militari formative e organizzative. Le considerazioni nazionali portano naturalmente a prevedere la dislocazione di un secondo grande Istituto di formazione di Ufficiali fuori del Piemonte. La costituzione di una seconda Accademia di formazione per tutte le Armi non viene neanche presa in considerazione. Si pensa, invece, a un Istituto militare che assommi i compiti di formazione degli Ufficiali di Fanteria (svolti a Ivrea e Modena) e, in un secondo tempo, anche di Cavalleria (svolti a Pinerolo). La scelta come sede per la futura Scuola Militare cade su Modena. Certo, la decisione presa viola il principio dell’unicità dell’istituto di educazione degli Ufficiali di tutte le armi e ha, quindi, ripercussioni profonde sulla disparità della formazione e dei livelli culturali tra le varie Armi, che peseranno sull’Esercito per quasi un secolo. Si spezza, cioè, quel vincolo profondo tra le file degli Ufficiali dell’Esercito sardo di riconoscersi tutti, a prescindere dall’Arma di appartenenza, figli della Regia Militare Accademia. Inoltre, la differenza di formazione, specie nel settore scientifico, e la conseguente differenza della durata del corso di preparazione tra gli Allievi Ufficiali di Fanteria e Cavalleria rispetto a quelli delle “armi dotte” portano a una disparità nel livello di formazione dei due gruppi, riflessa anche formalmente nel nome degli Istituti: Scuola Militare e Regia Militare Accademia.
Tra la fine del 1861 e l’inizio del ’62 si registra un altro passo significativo: Re Vittorio Emanuele II concede il Palazzo Ducale come sede della Scuola Militare, che verrà infine inaugurata il 2 gennaio 1863. Con R. Decreto del 6 aprile 1862 viene approvato un nuovo regolamento del Ministro della Guerra, Generale Agostino Petitti Bagliani di Roreto, mediante il quale erano stabiliti gli Istituti superiori di formazione degli Ufficiali:
  1. R. Accademia Militare;
  2. Scuola Militare di Fanteria;
  3. Scuola Militare di Cavalleria.
È pertanto da tale data fondamentale che la Scuola Militare di Fanteria attua formalmente il suo completo distacco dalla R. Militare Accademia. Infine il 18 settembre 1865 la Scuola Militare assume la denominazione “Scuola Militare di Fanteria e Cavalleria” e anche il compito di formazione degli Ufficiali di Cavalleria.

La Prima guerra mondiale


Negli anni della Grande Guerra sia l’Accademia Militare che la Scuola Militare intensificano la loro attività formativa, svolgendo corsi di minore durata, concentrando la preparazione nelle attività tecnico-militari dei giovani subalterni, con l’intento di rinviare a guerra finita - come poi avvenne- lo svolgimento di corsi per riqualificarli culturalmente e professionalmente. Ingente il tributo pagato dai giovani Ufficiali educati dagli Istituti di formazione sul campo di battaglia: eroiche le gesta compiute fino all’estremo sacrificio della loro vita.

Il dopoguerra e la Seconda guerra mondiale


Dopo la guerra, oltre ai corsi di perfezionamento degli Ufficiali preparati con i corsi accelerati durante il conflitto, vengono ripresi anche i corsi regolari.
Nel 1923 la Scuola Militare assume la denominazione di “Accademia Militare di Fanteria e Cavalleria”, mentre la vecchia Accademia Militare, non essendo più unica, aggiunge la specificazione “di Artiglieria e Genio”.
L’inizio del 2° conflitto mondiale impone naturalmente a entrambe le Accademie la riduzione della durata dei singoli corsi e delle materie scientifiche e dottrinali a vantaggio di attività tecnico-tattiche di maggiore utilità nell’immediato.
Nel novembre del 1942 i grandi bombardamenti di Torino, che colpiscono duramente il palazzo del Castellamonte, costringono al trasferimento dell’Accademia di Artiglieria e Genio a Lucca. Entrambi gli Istituti devono poi sciogliersi per i drammatici eventi dell’8 settembre 1943.

L’Accademia riunificata


L’attività dei due Istituti, interrotta per l’armistizio, riprende a Lecce il 5 aprile 1944, con la costituzione di un “Comando Speciale RR. Accademie Militari” che riunisce in un battaglione due compagnie di Allievi del 2° anno delle preesistenti Accademie (86° Corso di Fanteria e Cavalleria e 125° corso di Artiglieria e Genio). A questo Comando, il 24 maggio viene solennemente presentata la bandiera del 26° Reggimento Fanteria in temporanea sostituzione delle Bandiere delle due Accademie. Il 1° dicembre 1945 l’Istituto assume la denominazione di “Regia Accademia Militare”, mutata il 19 giugno dell’anno successivo, in quella di “Accademia Militare”(a seguito del mutamento istituzionale da Monarchia a Repubblica).
Il 15 ottobre 1947 l’Accademia Militare rientra a Modena nel Palazzo Ducale, nel quale erano ancora in corso i lavori necessari per riparare i danni delle offese belliche e dagli atti di vandalismo e saccheggio, e il 4 novembre le viene consegnata la nuova bandiera, in sostituzione di quella già dell’Accademia di Fanteria e Cavalleria, recuperata dopo la liberazione. L’inaugurazione ufficiale ha luogo l’8 dicembre 1947 con l’intervento del Presidente della Repubblica, On. Enrico De Nicola. Significativo collegamento con le antiche tradizioni è l’adozione nel 1956 dell’uniforme ottocentesca.
L’Accademia torna a essere l’unica fonte di reclutamento degli Ufficiali in servizio permanente di tutte le Armi dell’Esercito e, a pieno titolo, adotta così il significativo motto “Una Acies”, già adottato dalla R. Militare Accademia fino al 1860.
Nel 1967 il Capo di Stato Maggiore dell’Esercito offre all’Accademia Militare la riproduzione in bronzo della vecchia campana donata nel 1678 dalla fondatrice alla Reale Accademia “ut Academici horarum pulsu ad consueta munera regia quasi voce excintentur” (perché dal battito delle ore gli Accademisti siano incitati ai consueti doveri).
Dal 1968 lo Stato Maggiore dell’Esercito ripristina la numerazione tradizionale dei corsi in vigore nella R. Militare Accademia dal 1815 in avanti. Si decide, infatti, di riprendere la tradizionale numerazione storica denominando 150° il Corso che avrebbe dovuto chiamarsi 25°, essendo stato ammesso in Accademia il 24° Corso l’anno precedente.
Nel 1998 si assegna all’Accademia Militare il compito di formare medici, farmacisti e veterinari dell’Esercito; contemporaneamente si decide la chiusura dell’Accademia di Sanità di Firenze, istituita nel 1968 e a sua volta erede dell’antica Scuola di Sanità Militare (fondata nel 1883) e poi diventata Scuola di Applicazione di Sanità. Dal 1998 l’Istituto organizza anche i corsi per il Corpo degli Ingegneri (di nuova costituzione).
Con il 182° Corso (Anno Accademico 2000–2002) si ammettono alla frequenza dei corsi dell’Accademia Militare anche le donne.