fonte: COMTA

Condividi su Linkedin

Gli artiglieri della "Julia" sulla vetta della Marmolada, la "regina delle Dolomiti", per addestrarsi a muovere in ghiacciaio.

Il 3° da montagna si addestra sulla vetta più alta delle Dolomiti

Nel corso della scorsa settimana, gli uomini del 3° Reggimento Artiglieria Terrestre (da Montagna), con il Comandante in prima linea, hanno svolto un’incursione sulle Dolomiti, per raggiungere i 3343 metri di Punta Penìa, la vetta della Marmolada.


Il Comando della Brigata “Julia”, per i settant’anni dalla costituzione della Brigata Alpina, ha proposto la salita alla cima più alta delle splendide Dolomiti, estremamente significativa per le eccezionali pagine di storia militare e non solo che vi sono state scritte durante la 1^ Guerra Mondiale. Nelle prime fasi del conflitto, un plotone di Alpini scalò l’inviolabile parete Sud, scacciò gli Austriaci e si impossessò degli avamposti di Serauta. Il potenziamento italiano del crestone con scalette, sentieri, baracche e caverne con la conseguente incrementata capacità di battere, anche con le artiglierie trasportate in quota, le sottostanti postazioni imperiali, portò questi ultimi a trasformare progressivamente le trincee di fortuna in un sistema di gallerie scavate nel ghiacciaio che, con il progetto del Tenente Ingegnere Handl, si rivelò talmente articolato ed attrezzato da assumere il nome di “città di ghiaccio”. Le rispettive linee rimasero presidiate ininterrottamente in condizioni di vita estreme fino a Caporetto.   


L’occasione è stata estremamente utile per iniziare i giovani quadri non impegnati nell’Operazione “Strade Sicure” a Roma al severo ambiente del ghiacciaio, dal momento che le aspre cime delle Alpi Carniche e le ardite cuspidi delle Alpi Giulie, dove il reggimento è di casa, non presentano questo particolare scenario la cui familiarità completa la capacità dei reparti alpini di muovere, vivere e combattere in montagna.


Al primo giorno di attività, la compagine ha raggiunto il Pian dei Fiacconi, ove ha effettuato, con il sostegno dei capaci Istruttori Militari di Alpinismo del reparto, una prima sessione addestrativa di attività tecniche, necessarie per lo svolgimento in sicurezza dell’ascensione, quali l’impiego dei ramponi e della piccozza su varie pendenze ed in diverse situazioni, le modalità di progressione in cordata, le azioni da intraprendere in caso di caduta su pendii ghiacciati o dentro i crepacci. Mentre i militari si addestravano simulando eventuali incidenti, gli istruttori hanno dovuto fronteggiare un reale evento di soccorso. Sul pendio soprastante, infatti, due escursionisti polacchi si erano avventurati in un terreno estremamente insidioso chiedendo e ricevendo l'aiuto dei militari.


Il giorno successivo, raggiungendo la vetta, come da tradizione delle Truppe Alpine, i militari hanno cantato l’Inno, il reparto ha innalzato la Bandiera e si è raccolto per qualche attimo recitando la “Preghiera dell’Alpino”.  

   

Le unità alpine rappresentano a tutt’oggi uno strumento di efficiente eccellenza, capace di un rapido dispiegamento di dispositivi snelli ed autonomi estremamente qualificati, capaci di superare ostacoli in quota e raggiungere con successo l’obiettivo prefissato.




condividi: