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​"Cavaliere di gran croce dell'Ordine militare di Savoia"

Perché, assunto all'ufficio di capo di Stato Maggiore dell'esercito in una situazione di guerra molto difficile, con sagace opera di organizzazione e con avveduta efficace condotta di comando, sempre altamente ispirato agli interessi del Paese, seppe ottenere tale grado di preparazione morale e bellica delle truppe da superare vittoriosamente l'ardua prova di una grande battaglia impegnata dal nemico con forze e mezzi imponenti.

 

Armando Diaz

Generale italiano, capo di Stato Maggiore

(Napoli, 5 dicembre 1861 – Roma, 29 febbraio 1928).

Armando Diaz ha saldato con una gemma di incomparabile bellezza la splendente catena d'oro, plasmata al fuoco di quella passione, di cui il primo anello si trova nella lontananza del tempo tra cospirazioni, galere e forche. Il Bollettino della Vittoria, che ogni italiano rilegge con animo grato e con commosso cuore, è inciso profondamente in una tavola di diamante e gli evi vi passeranno sopra senza scalfirlo, più forte del tempo che tutto travolge e distrugge. Essa reca a piè il nome di Diaz e questo apparirà alle genti lontane circonfuso di gloria, come quello di un nume, cui è indissolubilmente legata la storia e il fato di un gran Popolo.

DIAZ, Armando Vittorio. Nato a Napoli il 5 dicembre 1861 da Ludovico e Irene Cecconi, in una famiglia (di lontana origine spagnola) di militari e magistrati : il nonno Antonio era stato "ordinatore di guerra" durante il regno di Ferdinando II, il padre Ludovico fu ufficiale del genio navale nella marina borbonica e poi italiana ; anche la madre veniva da una famiglia di magistrati e professionisti. Il padre, dopo aver lavorato negli arsenali di Genova e di Venezia (di quest’ultimo era stato direttore, con il grado di colonnello), morì nel 1871 ; la vedova con i quattro figli si stabilì a Napoli, sorretta dalle cure del fratello Luigi, avvocato, vivendo in modesta agiatezza.

Il giovane Armando compì gli studi elementari in varie scuole private, poi', già orientato alla carriera militare, frequentò lo. scuola tecnica pubblica, quindi l’istituto tecnico, traendone una solida cultura scientifica e la capacità di scrivere un italiano sobrio e corretto ; molto tempo dedicò anche agli esercizi ginnici in palestra. Superati gli esami di ammissione all’Accademia militare di Torino grazie alle lezioni del noto matematico Ruggieri, vi prese servizio il 15 settembre 1879; sottotenente di artiglieria nel 1882, frequentò la Scuola di applicazione di artiglieria e genio di Torino e nel 1884 fu assegnato con il grado di tenente al 10° reggimento di artiglieria da campo di stanza a Caserta. Vi rimase fino al 1890, alternando studio e lavoro con la partecipazione alla vita della buona società napoletana. Nel marzo 1890 fu promosso capitano e trasferito al 1° reggimento di artiglieria da campo stanziato a Foligno. Ancora con l’aiuto del professor Ruggieri preparo e superò gli esami di ammissione alla Scuola di guerra, che frequentò nel 1893-95 classificandosi al primo posto della graduatoria finale del suo corso. Il 23 aprile 1895 sposò Sarah. De Rosa, di una famiglia napoletana di avvocati e magistrati.

Dal 1895 al 1916 la carriera di Diaz si svolse prevalentemente negli uffici del comando del corpo di Stato maggiore, dove lavorò per un totale di circa 16 anni, lasciando Roma soltanto per 18 mesi per comandare un battaglione del 26° reggimento di fanteria, dopo la promozione a maggiore nel settembre 1899, e per poco più di tre anni nel 1909-12. A Roma prestò servizio soprattutto nella segreteria del capo di Stato maggiore dell’Esercito, Tancredi Saletta e poi A. Pollio: un incarico che non lasciava spazio per studi personali o strategici, ma comportava un confronto quotidiano con la realtà dell’esercito (organici, bilanci, armamenti) e con il mondo politico romano. Di statura medio-bassa, tarchiato ma non pesante, con i capelli tagliati a spazzola e grandi baffi (più tardi ridotti a baffetti), elegante senza esibizioni, di poche e forbite parole, buon conoscitore del francese e sempre disposto a tornare al suo napoletano, autorevole ma non autoritario, esigente ma comprensivo. Tenente colonnello dal 1905, nell'ottobre 1909 Diaz lasciò Roma perché nominato capo di stato maggiore della divisione di Firenze.

Il 1° luglio 1910 fu promosso colonnello e assunse il comando del 21° reggimento di fanteria stanziato a La Spezia, dove seppe accattivarsi l'affetto dei soldati con un regime disciplinare generoso e un attivo interessamento alle loro condizioni di vita. Nel maggio 1912 fu destinato in Libia a sostituire il comandante del 93°
Reggimento di fanteria, caduto ammalato; e subito ebbe per i suoi nuovi soldati dimostrazioni di affetto e di fiducia relativamente rare nell'esercito del tempo, immediatamente ricambiate.

Il 20 settembre 1911, nello scontro di Sidi Bilal nei pressi di Zanzur, fu ferito da una fucilata alla spalla sinistra mentre conduceva le truppe all'attacco; prima di abbandonare il terreno volle assicurarsi del successo del suo reggimento e baciare la bandiera, lasciando poi ai soldati un ordine del giorno di elogio e ringraziamento. Fu rimpatriato con la croce di ufficiale dell'ordine militare di Savoia. Nel gennaio 1913, appena guarito, Diaz riprese servizio al comando del corpo di Stato maggiore dell'esercito, come capo della segreteria di Pollio. Fu confermato in questa carica dal nuovo capo di stato maggiore L. Cadorna, poi nell'ottobre 1914 promosso maggior generale, assegnato al comando della brigata Siena e subito richiamato al comando del corpo di Stato maggiore come generale addetto. Nel maggio 1915, al momento della costituzione del Comando Supremo dell'Esercito mobilitato, in cui era l'ufficiale più elevato in grado dopo Cadorna e il sottocapo Pollio, Diaz ebbe la responsabilità del reparto operazioni, che però, malgrado il nome, non si occupava di operazioni (la cui direzione era accentrata nella mani di Cadorna e della sua piccola segreteria), ma dirigeva l'insieme degli uffici e servizi del Comando Supremo e quindi esigeva una visione complessiva della situazione dell'esercito. Diaz resse l’ufficio con efficienza e piena soddisfazione di Cadorna per oltre un anno, poi chiese di andare al fronte...

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