Palazzo dell'Arsenale

​​​​​La costruzione del Palazzo fu ordinata, nel 1736, da CARLO EMANUELE III al progettista e architetto Felice De Vincenti, capitano di artiglieria e, successivamente, “Gran Maestro di Artiglieria”, che diresse ​i lavori, svolti in prevalenza da personale militare del Corpo Reale di Artiglieria.

L’esecuzione dell’opera richiese alcuni anni, ma già nel 1752 nel Palazzo erano ospitati l’Arsenale e le Regie Scuole Teoriche e Pratiche di Artiglieria e Fortificazione, assolvendo così alla duplice funzione di fabbrica d’armi e di fucina di Ufficiali.

Sono tuttora individuabili le linee caratteristiche di un arsenale: i grandiosi sotterranei, collegati alla superficie con ampie rampe percorribili anche da traini ingombranti, i robusti pilastri ravvicinati per sopportare notevoli pesi, le vaste sale sormontate da volte a cupola che costituiscono l’elemento caratteristico dell’architettura del Palazzo.

L’attuale facciata d’angolo fra le vie Arsenale e Arcivescovado, ingresso principale del Palazzo, fu realizzata solo nel 1890 dal Capitano del genio Emilio Marrullier, che modificò il progetto originale del De Vincenti.

Sulle colonne ai lati dell’ingresso troneggiano due statue simboleggianti l’Artiglieria e il Genio; sul portale, una lapide ricorda gli scopi dell’opera: “Regnando CARLO EMANUELE III, cresciuto il Piemonte in militare grandezza, sorse, disegnato da Felice De Vincenti, questo Arsenale di guerra, e perché rimanesse, di sua militare difesa, presidio, scuola, officina, vi diè compimento l’Italia nuova regnante UMBERTO I”.


Caratteristiche architettoniche

Il piano terreno è disegnato da larghi pilastri fasciati sormontati da due strutture binate, le cui dimensioni e il cui disegno ricordano forse più due robuste mensole che non due capitelli. La larghezza del pilastro e il suo rapporto con le due strutture sovrastanti, nonché il suo disegno a fasce, ricordano i grandi volumi bugnati di basamento. Il piano superiore nasce sullo stacco creato dal cornicione del piano terreno ed è disegnato da due lesene doriche fasciate e binate.

Tra queste si aprono le finestre rettangolari del piano nobile sormontate da finestre quadre che danno luce allo stesso piano o al piano ammezzato. Queste finestre sono sprovviste di qualsiasi cornice, e fanno da fondo al disegno dell'ordine, che si conclude con un'alta trabeazione ornata da triglifi. Questa cornice rappresenta il coronamento dell'edificio per i corpi più bassi; i corpi leggermente aggettanti, invece, continuano in un altro piano, illuminato da finestre quadrate e disegnato dalle larghe fasce dell'ordine.

Più significativo dell'esterno è il cortile, circondato da un vasto portico coperto da volte a crociera portante larghe terrazze, e scandito nella metà di ogni lato da quattro avancorpi sopraelevati di quattro piani e sporgenti 40 cm dal filo del porticato. Gli angoli smussati del cortile presentano nel portico una arcata più larga; sopra la terrazza, la costruzione si innalza sino all'altezza dei quattro piani disegnata dal solito ordine dal passo più largo arricchito dalla soluzione angolare.

Al centro delle lesene e per tutta l'altezza, un imponente nicchiane semicircolare chiuso da una semicupola solcata da due profondi unghioni: una elaborata ed elegante soluzione architettonica. Nell'angolo opposto all'ingresso principale, al di sopra della struttura descritta, si eleva una altana barocca (la torre dell'orologio) che dialoga con la complessità dell'architettura dei tetti e con la fantasia dei suoi abbaini.

Nonostante che tre dei quattro settori della terrazza siano stati coperti e tamponati a vetro per un piano, il cortile dell'Arsenale presenta un ottimo stato di conservazione.

Le falde del tetto, l'altana, gli abbaini, gli acroteri a timpano curvo ricoperti di stucchi, le decorazioni a fiaccola e i camini, sono protagonisti di una recita o meglio di un pezzo “allegro con brio” piacevolmentetrasgressivo nei confronti della calma possanza della struttura. Nell'ordine del portico si fa notare un motivo decorativo formato da un gocciolatoio a forma di cannone inserito all'incrocio dei capitelli. Ciò che più colpisce dell'Arsenale è comunque la sua struttura costruttiva. La destinazione speciale dell'edificio, il peso degli impianti meccanici, le forti sollecitazioni delle macchine in movimento con le conseguenti vibrazioni in tutta la fabbrica, esigevano una particolare robustezza ed elasticità.

Queste esigenze sono state raggiunte con una struttura voltata sorretta da pilastri rettangolari sul modulo base di metri 6,20 per 5,60 e su quello 6,20 per 6,80 e 6,20 per 7,20 con cui l'architetto ripartisce rispettivamente le arcate del porticato sotto le terrazze e le strutture dei corpi aggettanti. L'uso di queste campate, relativamente piccole se confrontate allo spessore delle murature, è particolarmente efficace negli ampi sotterranei.

Ma nel procedere verso i piani superiori l'architettura abbandona progressivamente la dimensione scenografica per cristallizzare un modello logico che l'avvicina piuttosto all'architettura guariniana e nello stesso tempo sembra precorrere l'uso delle strutture a pilastri di Alessandro Antonelli.

De Vincenti riporta il modulo alla misura quadrata (4,50 di luce libera al piano terra e un poco superiore al piano nobile) attraverso il raddoppio delle costolonature ad arco in una sola direzione. Così ottiene l'effetto di straordinaria potenza del piano terra, con il susseguirsi di volte scandite dalle forti costole fasciate, e quello molto più aereo ed elegante del primo piano, dove la copertura è realizzata con una serie di cupole, a base circolare o ellittica.

Per afferrare fino in fondo lo spirito dell'architettura dell'Arsenale, bisogna tener presente che De Vincenti operava in un momento in cui la cultura viveva per la prima volta un'effettiva divaricazione fra arte e scienza, e che iniziava anzi la leadership di quest'ultima.

Forse per le sue qualità di architetto militare, e per la preparazione scientifica che caratterizzava la sua formazione, egli sembra assumere per la sua architettura un modello logico astratto, diciamo un modello matematico, più che con la mentalità dell'uomo d'arte che lo avrebbe vissuto come programma, piuttosto con la mentalità dell'uomo di scienza che lo subisce come fatalità.

Lo scalone a doppia branca manifesta indubbie memorie guariniane, ricordando la soluzione delle scale della cappella del S.S. Sudario o del palazzo Carignano, ma rispetto a queste concede più spazio alle esigenze funzionali e più rispettosa adesione alle regole strutturali che ne determinano la comoda ampiezza e la pacata sensazione di forza.