fonte: KFOR

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Anche militari italiani impegnati nell’applicazione dell’accordo raggiunto tra Belgrado e Pristina.

Avviati colloqui per contribuire a una rapida de-escalation della situazione

​La missione KFOR a guida NATO ha completato l'adozione di tutte le misure previste a sostegno dell'attuazione del recente accordo sulla riduzione dell'escalation nel Kosovo settentrionale sulla base del dialogo tra Belgrado e Pristina facilitato dall'UE.

A partire da questo fine settimana e per le prossime due, KFOR manterrà una presenza temporanea robusta e agile nell'area, in conformità con l'accordo menzionato e in linea con il suo mandato - derivato dalla risoluzione 1244 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite del 1999, di garantire un ambiente sicuro e protetto e la libertà di movimento per tutte le comunità che vivono in Kosovo.

In risposta agli sviluppi delle tensioni nel nord del Kosovo, avuti nei giorni scorsi dopo che le autorità kosovare hanno deciso che i veicoli provenienti dalla Serbia dovevano essere registrati con targhe provvisorie della validità di 60 giorni, quale misura di reciprocità a quanto previsto per l’ingresso in Serbia, la KFOR aveva già aumentato i pattugliamenti lungo le principali vie di traffico colpite da blocchi stradali e aveva schierato unità ai valichi di frontiera di Jarinje e Brnjak.

Il contingente italiano sta contribuendo al controllo delle maggiori vie di comunicazione con presidi fissi e mobili in grado di controllare, prevenire e dissuadere eventuali limitazioni alla libertà di movimento da e verso i valichi di frontiera di Jarinje e Brnjak. In particolare sono state impiegate unità del Regional Command West, su base 185° Reggimento artiglieria paracadutisti “Folgore”, per i controlli sulle rotabili, unità specialistiche del battaglione “ISR” (Intelligence Surveillance and Reconnaissance) per la raccolta delle informazioni, i Carabinieri della MSU (Multinational Specialized Unit), nonché’ un team Counter Unmanned Aerial System (C-UAS) dell’Esercito per la protezione da minacce provenienti da mini e micro aerei a pilotaggio remoto (droni).

Tale assetto si è rivelato una risorsa aderente e funzionale all’attività condotta dal personale multinazionale della KFOR e dai “diavoli gialli” italiani che hanno operato sul terreno; nello specifico, i sistemi di difesa utilizzati dall'artiglieria contraerei italiana in supporto alle forze di manovra di KFOR, sono stati i Manpad "Nightfighter", fucili spalleggiabili anti-drone che hanno la capacità di essere utilizzati a favore delle pattuglie, sia mobili che appiedate.

Il Comandante della KFOR, il Generale di Divisione Franco Federici, ha condotto sin dall’inizio delle tensioni per la “crisi delle targhe”, colloqui con tutte le parti coinvolte per contribuire a una rapida de-escalation della situazione sul terreno con un’intensa azione di dialogo, ascolto e proposte dalle quali sono stati tratti alcuni punti fondamentali per raggiungere l’accordo nell’abito del dialogo facilitato dall’Unione Europea.

Federici durante un sopralluogo presso i valichi di Jarinje e Brnjak ha ringraziato con orgoglio gli uomini e le donne della Kosovo Force, sottolineando quanto KFOR continui ad essere fondamentale per mantenere stabile e sicuro tutto il territorio kosovaro, dichiarando alla stampa presente: “Non posso che esprimere grande soddisfazione per l’accordo raggiunto dalle parti dopo un intenso e proficuo dialogo iniziato qui in Kosovo e concluso a Bruxelles nell’ambito della facilitazione promossa dall’Unione Europea e in perfetto coordinamento con la missione NATO. La KFOR rimane concentrata sull'attuazione quotidiana del suo mandato.”

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