Le Forze Operative

Nella situazione di schieramenti contrapposti che ha caratterizzato gran parte del dopoguerra, il compito, la struttura e dislocazione dell'Esercito erano chiaramente orientati alla difesa delle frontiere orientali.
La struttura del 1975 su 25 brigate pluriarma, progressivamente ridotta a 19 nel 1991 per giungere prima a 13, fino alle 11 attuali, più nove monoarma, era posta in tempo di pace sotto il comando operativo di Corpi d'Armata e comandi di Regione Militare.
Lo scenario di oggi ha radicalmente influito sulle scelte legate alla qualità e quantità delle forze terrestri necessarie alla difesa dell'Italia e dei suoi interessi internazionali.
Altri fattori che determinano la struttura dello strumento militare come l'evoluzione della dottrina d'impiego, il progresso tecnologico, la disponibilità di risorse umane e finanziarie, l'introduzione della componente volontaria e la sospensione della ferma di leva, hanno contribuito a ridefinire la componente operativa dell'Esercito Italiano.
La riorganizzazione delle forze terrestri si è quindi attuata sulla base di specifici "pacchetti di capacità" successivamente riarticolati in funzione della nuova connotazione dei rischi e delle minacce.
Nel contempo, per consentire l'armonico sviluppo delle attività legate all'approntamento delle unità operative anche il settore territoriale, con la soppressione del Comando militare per il Territorio dell'Esercito, è passato sotto la catena operativa, alle dipendenze dei due Comandi Forze di Difesa.
Per ragioni di opportunità il Comando Militare della Capitale, responsabile territoriale per il Lazio, è stato posto invece alle dipendenze del Sottocapo di Stato Maggiore dell'Esercito.